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15 Febbraio 2012
Cara Serie A, che il tuo sistema sostenga lo sport di base
Dare voce allo Sport di base
Da Edulcalcio
Cara Serie A, che il tuo sistema sostenga lo sport di base
Di Massimo Achini
Proviamo a dare i numeri. Non per diventare “matti” ma per capire. È stata pubblicata recentemente una ricerca dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca sul calcio professionistico. I dati riguardano il 2010. Quanto ha perso complessivamente il calcio professionistico in quell’anno? La bellezza di 346 milioni di euro. Bella cifra, non vi pare? Tenete conto, ad esempio, che il Coni riceve ogni anno dallo Stato circa 400 milioni di euro per far funzionare tutto il sistema sportivo italiano (dall’alta prestazione allo sport di base). Diamo ora un’occhiata ai ricavi della Serie A. Il 63% arriva dai diritti televisivi. Il 24% dal marketing e dintorni. Solo il 13% dai ricavi da stadio. In Europa non sempre è così. In Germania, nella Bundelisga, solo il 30% arriva dai diritti televisivi, il 45% dal marketing ed il 25% dai ricavi da stadio. Sempre il 25% dei ricavi deriva dal botteghino anche in Premier League e nella Liga spagnola. Tutto ciò si traduce nel mettere la Serie A come fanalino di coda nella media spettatori delle 5 top leghe europee. Bundelisga 42mila a partita; Premier 34mila; Liga 29mila; Serie A “solo” 24mila presenze a partita. Andando avanti così avremo stadi sempre più vuoti. Questo lo capisce un bambino dell’asilo. E un bambino delle elementari capisce perché i Club non sono così preoccupati di questo fenomeno: perché “quota” solo il 13% delle loro entrate. Siamo preoccupati noi. Perché un calcio con gli stadi vuoti perde di “umanità”, di festa, di allegria, di dimensione popolare… E ancora numeri: nel 2010 ben 16 club su 20 hanno chiuso il bilancio in perdita. Chi ha perso di più è l’Inter, con meno 69 milioni di euro, seguito dal Bari (-19 mln) e dal Palermo (-17mln). Perdite per “solo” 11 milioni per la Juve e di 9 milioni per il Milan. A chiudere in attivo Fiorentina, Catania, Livorno e Napoli. Imbarazzanti i dati sugli stipendi dei calciatori. Nel 2006 la spesa complessiva lorda in serie A era di 546 milioni di euro, nel 2011 è arrivata all’impressionante cifra di 1.100 milioni di euro laddove oltre il 70% dei ricavi totali di un club serve a coprire gli stipendi. In nessun altro campionato questo rapporto è così elevato. Altro dato che interessa molto: in questo “mare di soldi” che è la Serie A quanto viene investito nei settori giovanili? Mediamente le società italiane investono il 50% in meno rispetto ai club Europei. Qualche esempio? Barcellona 12 milioni euro all’anno. Arsenal 10 milioni. Inter, Milan e Juve “solo” 5 milioni. Ovviamente i risultati si vedono. La media europea dei giocatori che esordiscono in prima squadra arrivando dal settore giovanile è del 22%. In Italia “tristemente” solo del 12%. E arriviamo, infine, al “numero che non c’è”. Sarebbe ragionevole aspettarsi che una piccolissima fetta della “montagna di soldi” che ruota intorno alla Serie A venisse destinata a sostenere le società sportive di base. Quelle – per capirci – di quartiere, di periferia, d’oratorio e dintorni. Una logica di sussidiarietà imporrebbe una scelta di questo genere. Invece nulla. La ricerca non riporta un euro speso in questa direzione. E non è una svista. Al di là di rare eccezioni (ci risultano Inter e Milan) il sistema non pensa proprio a sostenere la sua base. Non capendo che, prima o poi, se la base non sarà più solida crollerà.
manso: A dire il vero ha già cominciato a crollare
Dare voce allo Sport di Base
Da voceallosport.it
La crisi finanziaria colpisce il movimento sportivo di base. Le società sportive non possono più contare sul sostegno delle sponsorizzazioni delle piccole imprese, sui finanziamenti o sulle agevolazioni degli Enti Locali. I costi delle attività sono tutti sulle spalle dei praticanti e delle famiglie, che spesso non sono più in grado di sopportarli.
Con la crisi vengono al pettine i problemi strutturali dello sport in Italia: lo stato non si occupa dello sport di base, le Regioni e gli Enti Locali non hanno gli strumenti e i fondi necessari, le poche leggi e normative di settore non aiutano lo sviluppo delle attività sul territorio. Il mondo sportivo organizzato nel Comitato Olimpico viene lasciato da solo a fronteggiare le attuali difficoltà.
Eppure l’attività di promozione sportiva che noi realizziamo, ogni giorno, nel nostro territorio è fondamentale e insostituibile per vari motivi: contribuisce alla salute delle persone e a diffondere stili di vita sani; serve a prevenire diverse patologie e migliora le condizioni sociali del territorio. Svolgiamo una importante funzione sociale ed educativa senza nulla ricevere in cambio dalle istituzioni: insieme a noi crescono i ragazzi e gli adolescenti, da noi giocano insieme persone di lingua e cultura diversa, con noi gli anziani ritrovano energia e voglia di vivere. Le nostre attività migliorano l’aspetto delle nostre città. Nelle nostre sedi si discute e si decide democraticamente. Le società sportive non sono solo pratica sportiva, sono anche una scuola di cittadinanza e di partecipazione.
Ci rivolgiamo alle istituzioni per sollecitare un impegno straordinario. Ci rendiamo conto che non è il momento per chiedere finanziamenti straordinari. E’ il momento, però, di spendere bene le risorse che si destinano alle politiche sociali e a quelle per la salute, l’ambiente, l’educazione. Per questo è assolutamente necessario che una nuova cultura dello sport trovi spazio e dignità in tali programmi. Avanziamo alcune proposte innovative in ambito normativo che, a costo praticamente zero per la pubblica amministrazione, possano aiutare le società sportive a rilanciarsi e continuare ad assicurare la loro preziosa attività sul territorio:
1. Riconoscimento dell’attività sportiva come “Bene di interesse collettivo” e diritto con dignità costituzionale, così come indicato dal Libro Bianco sullo sport promulgato dall’Unione Europea nel 2007;
2. Riconoscimento del “Valore sociale dello Sport” nelle leggi di settore, a partire dai Piani Sanitari Nazionali e Regionali e dalla legge istitutiva delle Fondazioni Bancarie;
3. Sostituire la consuetudine delle gare d’appalto al massimo ribasso per la gestione degli impianti sportivi pubblici con l’affermazione di criteri fissati in Convenzioni o procedure concorsuali, capaci di valorizzare la qualità del volontariato e dell’associazionismo sportivo attivo sul territorio;
4. Premialità del “valore sociale” delle attività svolte dalle (ASD) Associazioni Sportive Dilettantistiche, con particolare riferimento alle attività di Inclusione, a quelle per le persone anziane e a quelle rivolte alla cura di determinate patologie;
5. Provvedimenti urbanistici che consentano un nuovo sviluppo dell’impiantistica sportiva e facilitino gli interventi di manutenzione e riqualificazione operati dal non profit sportivo;
6. Salvaguardia delle facilitazioni fiscali per le (ASD) Associazioni Sportive Dilettantistiche, come presupposto per il loro funzionamento e il loro sviluppo sul territorio;
7. Introduzione della limitazione di responsabilità civile per le ASD, insieme all’introduzione di normative e regolamenti di semplificazione burocratica e fiscale;
8. Riconoscimento del volontariato sportivo, accesso ai Centri di Servizio del Volontariato per la formazione dei volontari, possibilità di utilizzare i giovani del servizio civile con esplicito riferimento da parte della legge 64/2001;
9. Garanzia della proprietà dei diritti sulla comunicazione e sul marchio per gli eventi proposti dalle ASD, raccogliendo in tal senso una pressione che sta crescendo in Europa proprio da parte di associazioni sportive di base;
10. Riconoscimento delle attività formative svolte dalle ASD;
11. Riconoscimento all’attività formativa e vivaistica svolta dalle ASD nei confronti dei giovani talenti che proseguono nella carriera sportiva e professionistica. Questo riconoscimento andrà sostenuto dalle società professionistiche nei confronti delle ASD di provenienza dei giovani talenti;
12. Buono fiscale destinato alle famiglie per la pratica sportiva non professionale, agonistica e non agonistica.
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