Gabriel Paletta - Calcio Ducale

   
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Gabriel Paletta

Dal Riformista
Articolo apparso sul quotidiano Nazionale

E diciamolo pure che il dubbio viene, e che almeno in qualche caso rischia di sembrare legittimo anche alle menti più progressiste: sarà mica vero che gli stranieri vengono a rubare il lavoro agli italiani? Certo, non tutte le volte che forzanovisti  e legaioli vorrebbero far intendere. Però in qualche occasione parrebbe proprio di sì. Prendete come esempio il mondo del pallone, e la nostra serie A. E poi chiedetevi: perché mai i nostri onesti e volenterosi brocchi devono sgobbare dalla serie  B in giù anziché prendere il posto di Gabriel Paletta? Interrogativo brutale, al quale però si potrebbe dare pronta e argomentata risposta: perché la broccaggine di Paletta ha il dono della perfezione. Ciò che la nostra scuola calcistica  non riesce più a formare - nemmeno quella, intendiamo dire. Il disastro combinato a Marassi contro il Genoa dall’argentino del Parma ha composto un repertorio sublime. A suo modo, è il compendio della cifra tecnica del nostro calcio. Che  è caduto talmente in basso da non riuscire nemmeno più a produrre da sé i «puri brocchi», quelli che nel corollario pallonaro della Legge di Murhpy obbediscono al precetto: «Se proprio hai da centrare la porta, fa’ in modo che  sia quella sbagliata». Ecco, di superpippe così non siamo più capaci di produrne. Una volta eravamo il calcio più bello del mondo perché attiravamo i giocatori più forti in circolazione e perché sapevamo creare anche dei perfect loser  nostrani. Adesso riempiamo le squadre di terze scelte e pre-pensionati con passaporto straniero, e quanto a formare bidoni da sit-com calcistica manco a parlarne. Soltanto ci rimangono le ordinarie mid-saw da autogol su rimpallo, o da mancato allineamento  nell’applicazione del fuorigioco. La noia mortale che va a braccetto con la depressione, il piagnisteo continuo della deresponsabilizzazione. «Mister, devo giocare un po’ più alto? E sono andato bene nella diagonale?». Ma vattene  diagonalmente affanculo, va’! Perciò ci tocca andarli a prendere all’estero, i Paletta. Gente che la responsabilità di fare la Gran Cacata Seriale se la prendono tutta. Personalmente, e senza chiedere come si fa all’allenatore.  Il quale anzi può solo imparare le cose che nelle aule sacchizzate di Coverciano nessuno insegnerà mai. Per esempio, l’importanza della responsabilità individuale. Andate a raccontarlo ai gonzi che il calcio è sport di squadra, quando  poi tra gli 11 schierate un Paletta. Quello da solo decide la partita, e ha l’accortezza di farlo nel volgere di poche battute. Evitando che giunga la sconsiderata sostituzione a rovinare lo show, ché se il calcio è spettacolo anche il pulp  e il grottesco compongono lo script. Dentro questo delicato meccanismo sceneggiatorio è intervenuto Gabriel, come per epifania. Dopo un’onesta carriera sui campi argentini con breve intermezzo a Liverpool (tre partite e ‘get out of balls!’), ha atteso il momento giusto per esibire il dono della Broccaggine Assoluta. Il tutto con una varietà di colpi da Scuola Serale Calcio. Apertura con sobrio fallo da rigore (un contatto da crash-test) per il primo gol genoano, e chiusura con svirgolata  che ha mandato in porta, per la terza segnatura dei rossoblu, Kaladze. Uno che ormai non faceva più gol nemmeno a Subbuteo. E nel mezzo, il colpo di vero genio: l’incornata su cross dalla fascia, a anticipare compagni, avversari e portiere,  e metterla all’incrocio sul primo palo. Della sua porta, ça va sans dire. E lì l’ammirazione dell’appassionato italico di pallone si mescola con la frustrazione. Perché un tempo i Comunardo Niccolai erano un asset strategico  del made in Italy, e invece adesso dobbiamo andare a cercarli sui mercati calcistici extraeuropei. È anche così che si misura il declino - ma che diciamo?, lo sfacelo! - morale e civile di una nazione. Aggravato dalla frustrazione di vedere l’immagine dell’argentino che dopo l’autogolasso torna verso la metà campo espettorando uno scaracchio lacustre e esclamando un “porca puttana!” in perfetto italiano. E lui sì che ci mette le viscere, che diamine!


Risposta del manso (se la pubblicheranno)

Credo che l'abbaglio che Lei ha preso sia dovuto alla fretta di dover scrivere un pezzo in pochi minuti; fretta che come si sa, è sempre cattiva consigliera. Il Paletta da Lei descritto non è quel giocatore che noi parmigiani  abbiamo imparato ad  apprezzare e che nelle partite fin qui giocate è sempre stato tra i migliori in campo. Se non mi crede, può sempre prendere visione delle pagelle dei giornali sportivi, così avrà la possibilità di chiedere scusa al Paletta, dimostrando  nel contempo a noi increduli lettori che quando i giornalisti sbagliano lo fanno senza sapere di farlo. Violentare una persona, solo per portare avanti una tesi, magari anche giusta, non dovrebbe far parte del bagaglio tecnico di un giornalista, quindi  se usassi lo stesso metro di giudizio che ha usato con Paletta, dovrei pensare che lei ha la possibilità di scrivere su un giornale, per motivi che travalicano le sue capacità. Lei ha sbagliato nel suo lavoro, ne più che meno di come ha sbagliato  Paletta domenica scorsa, ma una differenza sostanziale c'è, e non posso esimermi dal fargliela notare. Paletta ha sbagliato dovendo decidere cosa fare in una frazione di secondo, mentre lei ha sbagliato a freddo e quindi con premeditazione. Sparare  su Paletta e quindi sul Parma Calcio  è facile. Difficile è farlo su nomi e su Società di ben altro spessore. Vero? Guardi, spero che da questo mio commento Lei impari qualcosa, perchè altrimenti mi sarebbe facile pensare che se, come affermato,  Paletta sta rubando il lavoro a qualcuno, ci sono altri (Lei), che lo rubano e basta!




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Aggiornato il 20/05/2012
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