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"NON UNO STADIO IN CITTÀ, MA PARTE INTEGRANTE DELLA CITTÀ". LA VISIONE DELL'ARCHITETTO GIORDANI PER IL NUOVO TARDINI

Il dibattito sul nuovo Tardini si infiamma. In esclusiva, il progetto rivoluzionario che abbatte i muri e unisce l'arena al cuore pulsante del quartiere.

ByManso

Il video della sua proposta ha superato le 3.000 visualizzazioni su youtube e ne ha fatte ben 275.000 su instagram, scatenando il dibattito tra tifosi e cittadini. Abbiamo incontrato l'Architetto Pier Maria Giordani, professionista di altissimo profilo con lavori in tutto il mondo, per capire la sua visione sul futuro dello Stadio Tardini. Non un progetto esecutivo, ma un'idea urbanistica rivoluzionaria: la città non deve essere un corpo estraneo che subisce l'evento, ma deve inglobare lo stadio, azzerando il consumo di suolo e collegandolo direttamente al Petitot e allo Stradone. Ecco l'intervista esclusiva.


Architetto Giordani, il suo video ha fatto il botto. Ma chiariamo subito una cosa: la sua è un'idea, non un progetto definitivo da presentare domani in Comune, giusto?

Esattamente. La cosa che ho proposto attraverso il video è chiaramente una visione valutata a grandi linee dal punto di vista della fattibilità, ma che necessiterebbe di approfondimenti. Il mio focus non era entrare nel millimetro, ma delineare una nuova rotta per lo stadio nel 2026. L'errore più grande che si fa oggi, il cosiddetto "iconismo", è pensare che per fare uno stadio contemporaneo serva necessariamente un grande oggetto compatto, riconoscibile solo per la sua pelle esterna. Io volevo fare l'opposto: il Tardini non si trova in una periferia indistinta, si trova dentro un quartiere già costruito e ha una relazione nobile con il Casino del Petitot e lo Stradone.

Appurato che l'amministrazione e la società hanno ormai messo da parte l'idea di uno stadio fuori città, quindi anche per lei il Tardini deve restare dov'è oggi.

Il Tardini deve restare dov'è. Questa scelta per me è giusta, anzi giustissima. La domanda vera non è: "facciamo uno stadio nuovo o non lo facciamo?". La domanda vera è: "come trasformiamo il Tardini da recinto sportivo chiuso a pezzo di città?". Lo stadio è all'interno di un perimetro che non si può modificare, va cesellato lì dentro. Invece di chiudersi due volte (con il muro di sicurezza e poi con la facciata), io propongo un sistema aperto. Il Tardini ha questa grande occasione: smettere di essere, nei giorni senza partita, un punto di chiusura urbana.

C'è una frase del suo discorso che ritengo sia il fulcro di tutto: "Un Tardini più parmigiano". Cosa intende esattamente con questo concetto?

Questa frase per me contiene tutto. Perché un Tardini più parmigiano non significa uno stadio più piccolo o più debole. Significa esattamente il contrario: significa uno stadio più intelligente, uno stadio che non urla, che non cerca di imporsi sul quartiere, ma prova ad ascoltarlo. Se io devo immaginare il nuovo Tardini, non lo immagino come uno stadio messo dentro a Parma. Lo immagino come un pezzo di Parma che contiene lo stadio. Dentro resta l'arena, certo. Ma fuori deve succedere un'altra cosa: fuori non può esserci una facciata chiusa, fuori deve esserci la città.

E come si traduce fisicamente questo "pezzo di città" sui muri dello stadio?

Città per me significa terrazze, logge, affacci, verde, percorsi pedonali. Spazi che nei giorni senza partita possano essere usati da tutti i cittadini. La facciata dello stadio deve comportarsi come una facciata urbana. Questo è il vero ribaltamento: il Tardini potrebbe imparare dai suoi stessi vicini. La struttura si trasforma in una promenade sviluppata su più piani, dove la gente possa vivere l'edificio durante tutta la settimana, non solo la domenica. L'involucro non deve più essere un muro.

Molti residenti però si lamentano dicendo che lo stadio blocca il quartiere. Come si assorbe l'evento senza traumatizzare chi ci abita?

Uno stadio in città deve essere progettato talmente bene da poter assorbire l'evento senza traumatizzare la vita urbana. La città non deve essere un corpo estraneo che ogni due settimane obbliga il quartiere a diventare una "zona di eccezione". Io estremizzo sempre i concetti per farli capire: la partita dura 90 minuti. Apri i cancelli due ore prima, li chiudi due ore dopo. Per quelle 5 ore, le attività commerciali integrate nella struttura restano chiuse ai non tifosi. E chi se ne frega? Hai a disposizione gli altri 7 giorni della settimana per far vivere quel luogo. Quando la partita finisce, la struttura torna ad essere uno spazio godibile per tutti i cittadini, portando anche introiti per la proprietà a consumo di suolo zero.

Il vero incubo, però, è la viabilità e i parcheggi. Come gestiamo le macchine in quel perimetro?

Questo è un tema cruciale. Tutti sanno che il futuro della mobilità, tra 5 o 6 anni, sarà la guida autonoma. Le macchine non le utilizzeremo più come oggi, ci "dropperanno" (lasceranno) davanti allo stadio e andranno via a parcheggiarsi da sole in campagna o nei centri logistici, gestite da software. Il problema degli enormi parcheggi congestionati svanirà. Si creeranno aree di scarico e carico, magari con lo sharing: arrivo con l'auto condivisa, scendo, spendo due euro e la macchina va a prendere un altro. Costruire oggi immensi piazzali di cemento per le auto di uno stadio è anacronistico, tanto più a Parma, dove la bicicletta è ancora un mezzo assai diffuso.

Io le dico la verità, ho guardato il suo video due volte e mi è venuta la pelle d'oca per l'integrazione urbanistica: il collegamento con lo Stradone.

È il cuore storico del progetto. Io ho scritto un libro, Parma terra di passo e di monumenti solitari, e uno dei capitoli è dedicato proprio allo Stradone. Storicamente era la via dove si andava a passeggio, dove si faceva società. Oggi questo spazio ha perso la sua identità, con il Petitot diventato un monumento isolato al centro di una rotatoria inaccessibile. La mia visione è creare un grande invaso, una piazza unica con una pavimentazione continua senza marciapiedi netti, che unisca l'ingresso dello stadio al Petitot. In quel momento, l'amministrazione e l'investitore colgono un'occasione irripetibile: non stai facendo solo lo stadio, stai rifacendo lo Stradone. Trasformi un impianto limitrofo nel catalizzatore per ridare a Parma uno dei suoi fulcri sociali e monumentali più importanti.

Il commento del Direttore

Un intervento di questa portata non rappresenta solo una svolta sportiva o architettonica per il Parma Calcio, ma si configura come un'occasione unica e irripetibile per l'amministrazione pubblica. È la grande opportunità di tornare ad abbellire la città anche in epoca moderna. Per decenni, a livello generale, le amministrazioni hanno forse trascurato, anche per forza di cose, il lato puramente estetico e la vivibilità dei nostri centri storici, piegandosi troppo spesso alla sola espansione funzionale. Questa visione dell'Architetto Giordani dimostra invece che si può unire l'esigenza di una funzionale e moderna struttura alla pura bellezza urbana, restituendo ai cittadini parmigiani degli spazi da vivere 365 giorni all'anno, all'insegna del fascino e della storia.

Guarda il video postato dall'Architetto Giordani:

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