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27 Luglio 2012

IDA MAGLI SEI TUTTI NOI!
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di Andrea Morigi

L'aveva predetto nei suoi numerosi interventi, in libri e articoli: l'Europa non sta in piedi. L'antropologa Ida Magli ora magari teme di passare per Cassandra, ma nel frattempo approfondisce la sua analisi.

Immaginava un crollo così repentino?
«Come lei sa è da tanti anni che lo vado dicendo. È del 1996 il mio primo libro contro l'Europa. Avevo tentato di convincere anche gli industriali che la moneta unica era una scelta suicida».

Quali industriali?
«Ero stata invitata a tenere una relazione a un convegno sull'Europa, a Lecco, ospite del presidente dei Giovani Industriali, Marco Campanari».

Prima dell'istituzione dell'euro?
«Certo. E fu una discussione molto animata e simpatica. Io, in quell'occasione, ero il tecnico».

Non la tecnocrate, vero?
« Guardi che i tecnocrati non esistono. Le formule che ci mandano in rovina le fanno gli ingegneri finanziari».

La tecnocrazia l'hanno teorizzata in molti, però. E per tanti professori è la prassi...
«Macché professori e professori!»

Nemmeno Monti merita la qualifica di professore tecnocrate, secondo lei?
«Nel Parlamento italiano ce ne sono tantissimi di professori. Uno che è stato due volte alla Commissione europea sarà un politico o no? Anche Antonio Martino è un professore. Mi dica lei che differenza passa fra i due».

Martino non ha votato il fiscal compact.
«Invece Monti ha insegnato a Trento nel 1969. È paragonabile al Trota che va all'università in Albania. Studiava anche Renato Curcio in quell'Università. Per questo mi chiedo come mai Berlusconi abbia nominato proprio Monti».

Qual è la sua opinione in proposito?
«Che siamo sempre stati un popolo governato da traditori. Ho pubblicato anche un libro sulla storia d'Italia, sul filo conduttore dei tradimenti. E mi meraviglio che Berlusconi accetti un'uscita di scena simile. Eppure un giorno ci siamo svegliati e non avevamo più la democrazia».

Forse perché molti dicevano che il dittatore era Berlusconi?
«Allora vuol dire che passiamo da una dittatura all'altra. Ma è Berlusconi ad aver portato Monti, insieme a quella donnetta della Bonino, ai vertici della Commissione europea».

Non fu per un accordo con Pannella, in quel caso?
«Ho sempre pensato che Pannella fosse una persona sudicia. I suoi scioperi della fame sono capricci da bambini: "Mamma non mangio"... »

Ma i Radicali attingono alle radici del pensiero europeista, il federalismo, Spinelli...
«Balle. Nessun Paese potrebbe accettare di nominare commissari del genere. Si ricorda della Commissione Santer, costretta nel 1995 alle dimissioni per un buco di bilancio? Era proprio nel dipartimento della Bonino, quello degli aiuti all'emergenza. Erano spariti i soldi dei bambini del Biafra! E Monti dov'era? Non sorvegliava sul bilancio della Commissione?»

Ingenuo, magari?
«L'unico interrogativo vero che mi pongo, rispetto a quella classe dirigente europea è: avranno sbagliato per stupidaggine? Non si può affermarlo: erano tutti banchieri, non incompetenti. Volevano il disastro, cioè la fine degli Stati nazionali? Sospetto che vogliano che ci riduciamo alla morte consegnandoci al governo globale. Proprio qualche giorno fa, sul Corriere della Sera, si presentava il libro del figlio di Giorgio Napolitano, Giulio. La tesi principale è: serve la governance globale. Devo dedurre che anche il presidente della Repubblica voglia il governo globale».

Perché?
«Perché ogni volta che la Borsa va male, si risponde che "bisogna fare più Europa". E immancabilmente scatta un provvedimento. Ora avanza il fiscal compact. E come sempre, immancabilmente si perde un pezzetto di sovranità nazionale. Peccato che la Costituzione italiana non preveda il "tradimento". Sono stati furbi a evitarlo».

Siamo al golpe, insomma?
«Questo è certo. Ma anche i giornalisti se ne sono disinteressati fino a quando c'è stato il problema economico. Prima sghignazzavano. In effetti il Parlamento europeo non conta nulla. È tutta una finzione. E l'Italia, dove sventola la bandiera europea da tutti gli edifici pubblici, la persegue più accanitamente degli altri. Dopotutto, nel Trattato di Lisbona, approvato così a fatica, non erano riusciti ad approvarne l'istituzione. Eppure la regola è che si può esporre quando ricorre la festa dell'Europa. Nemmeno l'inno si suona più».

Perché l'Europa suscita così scarsi entusiasmi?
«Perché come si fa a fare uno Stato senza i popoli? Se li vede, i cittadini che parlano 27 lingue diverse, innamorati di uno Stato siffatto? Anche i soldi sono uno strumento fatto dagli esseri umani. Se ci fossero i popoli, accadrebbe come ai melanesiani, che utilizzano le conchiglie, che funzionano benissimo come moneta di scambio. Le immagini delle banconote europee, invece, dimostrano il contrario: non riportano riferimenti alle realtà nazionali».

Allora torniamo alle monete nazionali?
«Sì, la ragione principale è che la moneta non può essere sganciata da uno Stato. Non è una moneta sovrana. Siamo nella buffa condizione in cui i debiti degli Stati non sono sovrani. Uno Stato che non batte moneta non è sovrano. Perciò lavoriamo nel vuoto dal punto di vista della gestione statale della moneta. La Bce ha un nome ingannatore: non è affatto la banca centrale europea. La vogliono definire così, ma appartiene a dei soci privati, tra i quali Draghi, i Rothschild, i Rockefeller, la Regina del Belgio, la Banca d'Inghilterra. Sono loro i veri azionisti. Il loro direttivo non compra i titoli di Stato italiani per un motivo molto chiaro: per non mettersi a rischio».

Qualcuno li compra...
«Certo, nella speranza di guadagnarci moltissimo. E noi li dobbiamo mettere all'asta al 6,5- 7% d'interesse. Lo ripeto: la Bce è una banca fasulla. Quando Draghi dice che l'euro è irreversibile fa ridere. Come se il povero re Luigi XVI, salendo sulla ghigliottina, avesse detto che la monarchia era irreversibile».

Come evitiamo di farci decapitare?
«Torniamo a un governo politico».

Anche se c'è la crisi della politica?
«Un governo legittimo fa sempre la differenza, rispetto a uno non legittimo, nei confronti di coloro che speculano sui titoli di Stato».

Quindi andiamo a votare subito?
«Non è necessario. Visto che Monti ha chiaramente fallito, si può dare l'incarico a un politico qualsiasi, purché non sia Berlusconi».

Chiunque altro farà meglio di Monti?
«Almeno sarà in grado di gestire dignitosamente le prossime elezioni».




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